• Prophetic Economy

La fantasia e intelligenza dei giovani: una strada per economia profetica

Scritto da Federica Nalli


L’incontro di preparazione del evento internazionale Prophetic Economy ha riunito giovani dagli undici ai quindici anni. Nel preparare la giornata ci eravamo ripromessi di lasciare che fosse il loro pensiero ad emergere. Il risultato è stato di una sorprendente consapevolezza.

Una volta un tale mi disse che le cose importanti della vita si fanno prima dei quindici anni. Allora pensai che fosse un pazzo, ma ho cambiato idea, grazie ai “nostri” ragazzi. Spesso per noi adulti è più facile pensare che sono “solo” ragazzi, che hanno tempo per crescere e trovare la loro strada. Invece non ci accorgiamo che sono loro stessi a chiederci, con i loro atteggiamenti e con le parole con riescono a dire, di responsabilizzarli, di metterli nelle condizioni di poter far ascoltare la loro voce e fare qualcosa per affermare la loro visione del mondo. Senza aspettare che diventino adulti, perché “diventare adulti” spesso è solo un modo per lasciare che si spengano in loro le passioni, le idee, le grandi domande a cui noi adulti non sappiamo rispondere, perché ci abbiamo rinunciato; e che la loro vocazione, il loro slancio si spenga per dedicare la vita “a cose più serie”, a pensare a come “portare a casa la pagnotta” invece di sognare come salvare il mondo. I “nostri” ragazzi sono “nostri” non solo perché provenienti dai nostri movimenti, ma perché ora che li abbiamo coinvolti nel percorso di Prophetic Economy la responsabilità per il loro futuro ricade su tutti noi. Perché una cosa che ho imparato è che se si sentono presi in giro da noi adulti, i giovani sono molto bravi a renderci la pariglia. Con un piccolo dettaglio: che il costo di quella delusione ricadrà sul loro futuro, un futuro in cui non ci sarà più spazio per l’altruismo e gli ideali.


L’incontro di preparazione è avvenuto giugno scorso ed ha riunito giovani dagli undici ai quindici anni, che fanno parte di organizzazioni giovanili come Teens for Unity e gli Scout, o che semplicemente vivono assieme ai loro genitori nelle comunità di cui facciamo parte. Nel preparare la giornata ci eravamo ripromessi di lasciare che fosse il loro pensiero ad emergere, di stimolarli, ma lasciandoli liberi di esprimersi a modo loro e secondo la loro comprensione del mondo. Abbiamo provato a dare loro degli “assaggi” delle maggiori problematiche sociali, ambientali ed economiche, perché ci fosse anche un momento formativo; ma la maggior parte del tempo è stata dedicata a far emergere le loro domande e proposte. Tre temi, per altrettanti gruppi di lavoro: cosa non vi piace del mondo, com’è il mondo che desiderate, suggerimenti per un mondo migliore.


Il risultato è stato di una sorprendente consapevolezza, maggiore di quanto avrebbe fatto un adulto qualunque. I ragazzi hanno parlato di guerre, corruzione, droga, come problemi interconnessi; di urbanizzazione e sovrappopolazione, di consumismo, istruzione e diseguaglianze; hanno saputo indicare una serie di comportamenti necessari per ridurre gli sprechi ed i consumi energetici e conoscevano l’esistenza di esperienze come le banche del tempo; hanno capito da soli l’importanza dell’onestà e della fiducia tra le persone: quello che in economia è il concetto di capitale sociale. Ci hanno anche suggerito delle strategie di fundraising, per poi proporsi di portarle avanti personalmente. Ma il momento più intenso è stato quello del ping-pong di domande e risposte fra giovani e adulti. Le domande dei giovani sanno essere sconcertanti nella loro semplicità; proprio perché velate di ingenuità, riescono ad individuare il punto nevralgico di ogni problema, come noi non sapremmo mai fare, persi come siamo nella complessità del reale. (Guarda la trasmissione live su Facebook)


“È necessario continuare a costruire nuovi edifici?” No! Certo che per motivare questa risposta occorrono tante spiegazioni, ma ad una domanda così netta non si può che rispondere in modo netto, in un modo che ci mette tutti con le spalle al muro. “Perché al nord c’è sempre stato lavoro e al sud no? Cosa fanno i politici davanti a questi problemi?” E poi la mia preferita: “Secondo voi adulti, riusciremo a portare questa nostra visione nella politica e nell’economia?“


Voglio pensare che ci riusciremo; che noi adulti aiuteremo i giovani a coltivarla e a promuoverla, e che i giovani, con la loro fantasia e intelligenza, sappiano trovare nuovi modi per affermarla. Vi aspettiamo tutti a Prophetic Economy per mantenere questa promessa.

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